Naranjo de Bulnes, Directa de los Martìnez alla parete Sud

Spread the beauty

Di confini non ne ho mai visto uno.
Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone.

Thor Heyerdahl, esploratore

Il luogo misterioso del quale tutti sembrano aver sentito parlare, ma dove non tanti hanno avuto il coraggio di andare! Sottovalutato e spesso ignorato, il Picos de Europa è il segreto più grande del Nord della Spagna.
Così scriveva Ian Martin il 5 agosto 2009 sul sito PlanetMountain. Una frase in cui lo stupore per la mancata frequentazione di questo paradiso dell’arrampicata si confonde con la speranza che resti fuori dalle rotte del turismo di massa e, come tale, si possa continuare a considerarlo segreto anche in futuro.

Da quell’agosto del 2009 tempo ne è passato e sicuramente la comunità dei climber, complice il “boom outdoor” post pandemia, sta iniziando a posare il suo sguardo e le sue scarpette su queste pareti con molta più frequenza rispetto ad allora. Ma, almeno per ciò che abbiamo visto noi, l’arrampicata (e il turismo) di massa qui non è ancora arrivata.

Come ci siamo finiti noi? Una foto su Google del Pico Urriellu ha attirato la nostra attenzione, i racconti di un amico innamorato ed esperto di questi luoghi la nostra curiosità, e con un po’ di sana improvvisazione…ci siamo trovati nei canyon dei Picos de Europa coi nasi all’insù.

Avvicinamento

Il campo base di chiunque voglia cimentarsi in una delle decine di vie che salgono le pareti del Naranjo è il rifugio Vega de Urriellu (1951m), alle pendici del versante Nord-Ovest. Non è un rifugio che definirei “facile da raggiungere” in quanto il sentiero che richiede il minor ingaggio e dislivello parte da Sotres e si sviluppa per quasi 13km e poco più di 900m di dislivello positivo.

A scanso di equivoci, noi non abbiamo scelto quello perché pareva evidentemente troppo soft, e carichi di tende, sacchi a pelo e la solita (inutile e prontamente inutilizzata) collezione di ferraglia in quantità sufficiente per affrontare una delle grandi Nord delle Alpi, abbiamo deciso di intraprendere la salita dall’abitato di Bulnes, 6km e 1300m di dislivello positivo.
Esiste modo migliore di godersi l’estate spagnola se non dedicare un pomeriggio di metà agosto a questa geniale attività? Sicuramente sì, senza dubbio, ma tant’è.

Questo percorso vanta una peculiare moltitudine di ambienti, almeno tre.
La prima ora di cammino si spende lungo un sentiero che risale ripidi e angusti canyon (in sostanza risale dei veri e propri ruscelli, umidità vicina alla saturazione), dove a seconda della stagione è più o meno probabile bagnarsi i piedi. Dopo quello che pare un girone infernale per chi in vita mal sopportava gli ambienti tropicali, arriva un tratto in cui è possibile risollevarsi il morale: ora i canyon sono meno chiusi e umidi e la vista si apre sulle montagne circostanti, anche se ancora il Naranjo non si svela.
Se il panorama si può dire essere più dolce e accomodante, la pendenza di salita continua a reclamare il suo ruolo di principale antagonista e non lascia quasi un momento di tregua.

L’ultima parte è quella per cui Jack probabilmente non tornerà mai più nel parco dei Picos, tale è l’avversità che gli provoca questo sentiero. Si tratta in buona sostanza di 3/400m di dislivello su pietraie in cui ogni metro guadagnato corrisponde a mezzo metro perso, tanto si sprofonda. C’è da dire che il Pico Urriellu vi accompagnerà da qui in avanti, senza più lasciare che i vostri occhi si interroghino sulle sue forme.

Dai coloriti e creativi feedback che ho ricevuto, il mio compare non ha reputato tale panorama sufficientemente appagante per soprassedere sul ghiaione che aveva sotto ai piedi.

Dopo circa tre ore giungiamo finalmente al Vega de Urriellu, dove riusciamo ad impossessarci degli ultimi due posti disponibili per la cena (18€ a testa, prezzo onesto per quantità e qualità del pasto).

Directa de los Martìnez

(Tengo a precisare che la relazione puramente tecnica è stata proposta e pubblicata da me anche su Gulliver, e per non rischiare di scrivere nemmeno le più piccole difformità tra una e l’altra l’ho riportata identica qui.)

Dal rifugio Vega de Urriellu si prende la traccia che, inizialmente a mezza costa e poi in discesa, porta al Canal de la Celada.
Da qui si risalgono su scomoda traccia su pietraia circa 300m di dislivello sino al Collado de la Celada.
Giunti al Collado (circa 1h dal rifugio) si lascia il sentiero e ci si dirige verso la base della parete Sud del Naranjo de Bulnes risalendo facili cenge , risalti e roccette (presenti numerosi ed evidenti ometti).
L’attacco della Directa de Los Martìnez si trova proprio al centro della parete circa a quota 2250m.

Sviluppo: circa 160m l’arrampicata, più circa 200m da coprire in conserva nell’anfiteatro e sulla cresta sommitale.

Difficoltà: D-. Primo tiro di V-, poi IV/IV+ costante.

Esposizione: Sud

Protezioni e soste: le protezioni in loco si contano sulle dita di una mano, necessariamente da integrare. Soste tutte su due fix con catena, in ottimo stato.

Materiale: noi abbiamo optato per due singole da 60m, in modo da poterne usare una sola durante la salita ed essere più agili, ma vanno benissimo anche due mezze. In ogni caso le calate di discesa sono attrezzate a 60m.
Il materiale presente in via si riduce a una manciata di fix e cordoni, necessaria una serie di friend fino al 3BD e potrebbe venire utile anche qualche nut medio/grande.

  • L1, 15m, V: tiro più difficile della via, si risale un breve muro fessurato per poi piegare leggermente verso destra. Nessuna protezione fissa, si protegge bene con un paio di friend medio/grossi. Sosta su ampio e comodo terrazzino.
  • L2, 40m, IV+: ignorando un fix sulla verticale della sosta che porta su terreno più difficile, si traversa verso destra un paio di metri e poi si segue il sistema di canalini nella roccia (possibile piazzare friend/nuts medio/grandi) sino all’uscita su comoda cengia dove si sosta.
  • L3, 20m, IV: diedro molto ben appigliato e facile da proteggere, il grado è nei primi passaggi e via via che si sale diventa più facile. Sosta in cima al diedro, un po’ scomoda rispetto alle due precedenti.
  • L4, 40m, IV+: tiro molto continuo e diretto in cui è necessario essere a proprio agio nell’arrampicata su queste particolari fessure. Un paio di protezioni fisse, necessari nut/friend medio grandi. Sosta in uscita su comodo terrazzo.
  • L5, 30m, III+: qui la parete si abbatte e si entra nell’anfiteatro. Tiro simile a L4 ma molto più abbattuto. Sosta comoda su placca semi pianeggiante.

Da qui su terreno più facile si risale l’anfiteatro scegliendo uno dei canali/diedri presenti, tutti di difficoltà omogenea e simile intorno al II. Una volta raggiunta l’ampia cresta sommitale in 5 minuti si raggiunge la vetta del Naranjo de Bulnes.

Discesa

Dalla vetta si percorrono a ritroso cresta e anfiteatro sino a raggiungere la prima calata. Si trova circa una decina di metri a destra (faccia a valle) rispetto ad L5, alla stessa altezza. Da qui con tre calate (le altre due sono attrezzate a fianco di S4 e S2) da 60m si giunge esattamente alla partenza della via.

Noi abbiamo impiegato circa 3h per la salita in vetta e 1h per la discesa.

Dal rifugio abbiamo optato per il sentiero che sale da Sotres, in modo da vedere qualche nuovo panorama e nella certezza che non potesse essere peggio di quello percorso il giorno prima. Mai decisione fu più saggia, abbiamo trovato una traccia ampia, evidente e da cui godere di una vista privilegiata sul lato Nord del Parco. Il paragone con la salita da Bulnes è impietoso.

All’altezza del Refugio la Terenosa, si abbandona la direzione di Sotres e ci si avventura nei pascoli e nei boschi soprastanti Bulnes, che si raggiunge in un’altra oretta di discesa.

Considerazioni

Partendo dalle cose più “serie” direi che seppur questa via sia considerata la normale all’Urriellu non deve ingannare, le protezioni in posto sono poche e il fatto che sia la meno difficile su queste pareti non le toglie nulla in termini di impegno (e soddisfazione!).

Soddisfazione, già. Perché per quanto umili possano essere le vostre capacità e ambizioni, se state guardando a questa montagna come un reale obbiettivo e non solo come un sogno, rientrate già in un’élite nella quale probabilmente faticate a riconoscervi. Ma tornati al rifugio, quando alzerete lo sguardo verso la vetta di questo pilastro calcareo che fino a pochi anni prima nemmeno avreste potuto immaginare umanamente possibile tanta era la vostra ignoranza alpinistica beh…inizierete a pensare che il vostro io di qualche anno fa vi guarderebbe con sconfinata ammirazione e, forse forse, in quell’élite un posticino senza pretese potete reclamarlo.

Se poi avrete, come ho avuto, la fortuna di condividere questo viaggio con un amico del giorno “alpinistico” zero, non vi servirà il Cerro Torre per essere felici.

PS: che poi, a dirla tutta, questo sasso al Cerro Torre ci assomiglia.

PPS: non lo leggeranno probabilmente mai, ma ci tengo a ringraziare di cuore Andrea ed Elia, due simpaticissimi e forti alpinisti veronesi incontrati in salita e con cui abbiamo unito le forze (e le corde) in discesa, riducendo i tempi e aumentando il divertimento!

Link utili e qualche info pratica

Sito del rifugio Vega de Urriellu: https://www.refugiodeurriellu.com/
Sito della funicolare di Bulnes: https://en.asturias.com/bulnes-funicular/

  • Se volete salire da Bulnes considerate che la funicolare apre alle 10 ed ha una corsa ogni mezz’ora. In alta stagione l’affluenza di prenotazioni online è tale che facendo il biglietto sul posto difficilmente si riuscirà a salire prima delle 13/13:30. Consigliatissimo perciò fare il biglietto online (per tempo) in modo da potersi scegliere l’orario a seconda delle proprie necessità.
  • Sempre nell’ipotesi di una salita da Bulnes, è bene sapere che dalla funicolare NON c’è parcheggio (se non per i residenti) e vige la regola del “chi primo arriva, meglio alloggia”. Non fatevi ingannare dall’orario tardo di apertura degli impianti, i posteggi più comodi saranno già tutti occupati se arrivate alle 9. Per gli altri resta un grosso piazzale asfaltato molto capiente, ma 2km più a valle.
  • Il trekking da Sotres per il rifugio è sicuramente più docile, panoramico e godibile, l’abbiamo percorso in discesa e con il senno di poi avremmo dovuto sceglierlo anche per la salita.
  • Il bivacco in tenda di fronte al rifugio è tollerato, visto però il dislivello da coprire (+900m da Sotres, +1300m da Bulnes) forse vale la pena dormire nella struttura (43€ mezza pensione).
  • I nostri operatori telefonici (Wind e Vodafone) ricevevano un segnale sporadico e debole nei dintorni del rifugio.
  • Se non sapete dove si trova precisamente l’attacco evitate di andare con il buio, è molto difficile da individuare. Tanto vale aspettare le prime luci e mettersi dietro a qualche cordata che vada a colpo sicuro alla base della via, in modo da evitare inutili ravanate.

Photo-carrellata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *